APPRENDIMENTO: COMUNICARE EMOZIONANDO

<< All’apparenza vediamo solo un ragazzo o una ragazza, un bambino o una bambina, e i suoi libri. Ma dietro quel corpo, dietro quegli occhi giovani c’ è tutto un mondo da scoprire e soprattutto da vivere. Ognuno di loro ha delle preoccupazioni, ha delle idee, non dobbiamo essere superficiali, né dobbiamo avere paura di affrontare gli argomenti per loro pungenti. Credo che ognuno di noi debba trovare 5 minuti all’interno delle lezioni per chiedere al ragazzo che abbiamo davanti: “Come stai?” o semplicemente porgere un sorriso che gli trasmetta sicurezza e gli faccia capire “io sono qui, al tuo fianco!”>>

Ogni mese chiedo ai tutor di EurekApprendimento di scrivere una relazione su quanto successo nell’ultimo periodo: delle sensazioni, delle considerazioni, i metodi utilizzati, i casi affrontati. Queste parole le leggo in una di queste relazioni e mi aprono il cuore, pensando di essere riuscito con questa e sicuramente anche con altre tutor nell’intento di raggiungere un obiettivo che va oltre alla didattica, che va oltre all’aiuto compiti pomeridiano. Che questo obiettivo venga raggiunto in Eureka è importante, per l’azienda, per lo scopo sociale, per i ragazzi che ci frequentano e le loro famiglie. Ma questo obiettivo è anche ciò che fa la differenza rispetto ad altri posti, rispetto a tante dinamiche scolastiche.

A tanti adulti sento dire: “Neanch’io l’ho mai capito e non lo capirò mai!” e con tutti i tentativi possibili ora, da adulti, è realmente così. Ma i bambini possono imparare, i bambini sin dalla nascita sono contenitori da riempire di informazioni e immagini e gesti e teoremi e poesie….sta a noi trovare il modo, la chiave giusta per non rendere inutili tutte le attività di apprendimento di ognuno di loro. Ma se oltre la chiave dell’apprendimento usassimo anche la chiave del cuore? Se chiedessimo ai bambini e ai ragazzi “Come stai? Cosa ne pensi?” e poi sorridessimo facendo capire che siamo al loro fianco e trasmettessimo anche sicurezza? Educare e insegnare sono attività che seppur con significati diversi dovrebbero camminare a braccetto e raggiungere lo stesso scopo con lo stesso metodo che è quello della comunicazione. E oggi la comunicazione svolge un ruolo fondamentale nella società. La pubblicità, i film, le canzoni, i libri, sono tutte forme di comunicazione che nell’era del consumismo hanno lo scopo di entrare nella testa delle persone, per vendere. E noi cosa siamo? Non siamo altro che comunicatori e vendiamo attraverso le nostre lezioni e i nostri laboratori, i nostri progetti e le nostre parole, non facciamo altro che vendere informazioni e sensazioni e curiosità che hanno lo scopo di stimolare l’apprendimento. E se è vero che un film se fa piangere vende e se fa ridere a crepapelle vende ancora di più allora vuol dire che chi vende meglio vende emozioni e che se un film che fa piangere e un film che fa ridere si ricordano più di un film noioso allora vuol dire che le emozioni stimolano l’apprendimento. E quindi se una lezione a scuola o in un doposcuola o ad un corso di formazione professionale suscita emozioni allora quella lezione ha contribuito in un modo incredibile all’apprendimento del bambino, del ragazzo o dell’adulto anche professionista.  La dottoressa Lucangeli parla di “laboratorio delle emozioni” al centro del processo di apprendimento. E’ questo che un esperto dell’apprendimento, che sia insegnante o tutor o educatore o genitore, dovrebbe iniziare: un “laboratorio delle emozioni” che avvii processi inarrestabili e indescrivibili ed emozionanti sull’apprendimento della matematica, della letteratura, della scienza, della musica. Perché di una lezione in cui ci sono solo parole, parole e parole non resta niente. Ma di una lezione condita con un po’ di sentimenti, di emozioni, di musica, di sorrisi, di commozione, di brividi lungo la schiena, di attività sensoriali… di quella lezione, anche da adulti, ci ricorderemo per tutta la vita.

di Nicola Frezza

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